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perché Sanremo è Sanremo

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perché Sanremo è Sanremo

E dopo tanto parlarne eccoci finalmente (tipo finalmente) arrivati nella settimana in cui tutti quelli che contano sono a Sanremo per l’omonimo Festival. Tutti quelli che contano, ed io, che non potevo perdere l’occasione di fotografare un po’ di strana umanità e magari qualche vip di passaggio.


Siamo alla sessantaquattresima edizione del Festival della canzone italiana, che oggi, però, non ha più niente a che vedere quella che si svolse nel lontano 1951 al Casinò di Sanremo (e non all’Ariston, la sede attuale).
All’epoca c’erano pochi cantanti in gara e ognuno presentava più canzoni. L’esibizione si svolgeva su un palco nella sala ristorante (tipo café -chantant), con i camerieri che giravano tra i tavoli e i commensali a far da giuria.
Unica affinità: persino allora non mancarono le polemiche per un brano scartato dalla finale.
Oggi invece, le canzoni sembrano solo un pretesto per giustificare una serie infinita di eventi collaterali fuori e dentro il teatro Ariston. Sono lontani i tempi di Nuzio Filogamo, ma anche quelli di Mike Bongiorno o Pippo Baudo. Ecco, sono entrata nel mood nostalgico, adesso mi manca solo di scrivere che non ci son più i Festival di una volta…


Sanremo è una città divisa in due: regno dello shopping e della bella vita nella parte centrale e sul mare, si trasforma in una piccola casbah nella zona alta chiamata la Pigna.
In un’area tutto sommato piccola si possono trovare i ricconi russi che spendono patrimoni nei negozi super chic di viale Matteotti, mentre a pochi passi le eleganti vie si trasformano in vicoli stretti e ripidi abitati da una popolazione a prevalenza nord africana. E in mezzo a tutto questo ci sono ovviamente gli italiani, i liguri, e gli immigrati degli anni settanta, arrivati come forza lavoro nell’industria dei fiori.

E se a questo variegato genere umano, aggiungete anche i personaggi strani del periodo del Festival, beh, allora il melting pot è servito!


Davanti al teatro Ariston ci sono delle transenne, tutto intorno la gente accalcata spinge nella speranza di arrivare in prima fila ed intravedere il suo personaggio preferito, o anche solo un personaggio.
Forse per quei famosi quindici minuti di celebrità, che in questo caso sarebbe solo riflessa, oppure per tornare a casa con una storia da raccontare:
– Ma l’è minga il Beppe Grillo quel lì?
Intanto domando, per curiosità, ad una signora tra il “pubblico”, se è qui per il Festival.
– Io svedese mi risponde in un italiano stentato, che comunque è sempre meglio del mio svedese – ma conosce il Festival, vedo alla Rai
Immagini del bel paese in giro per il mondo.


Lungo le vie e nei negozi ogni parola mi parla di te (Festival), probabilmente non tutte le mise en place sono azzeccatissime, ma la musica è musica, e non sarò io a guardare il pelo nell’uovo.

Osservando le facce della gente intuisco che la popolazione di Sanremo sia divisa in due distinte macro categorie: quelli che il Festival è una grande scocciatura, e quelli che non vorrebbero essere in nessun altro posto al mondo!
Non mi domandate per quale schieramento io propenda… però devo ammettere che a tratti può essere anche divertente (ma negherò di averlo scritto!).

Ho fame, quindi dopo aver evitato tutti i posti chic di Sanremo, mi fiondo verso un bar (La Tavernetta, all’inizio di via Palazzo, lato piazza Colombo) che sforna la sardenaira (una pizza che si fa solo a Sanremo con capperi, aglio, olive taggiasche e sarde fresche) più buona del mondo! Diciamo che questa parte mi ripagherà dello stress da folla e dal non aver riconosciuto alcuni “divi”, tipo: ma quella sopra che firma l’autografo, chi è?
Ma nooooooo, nella settimana in cui a Sanremo si lavora come se non ci fosse un domani, ci son locali dove l’orario non varia di una virgola!
Torno a casa, ma prima di entrare in macchina mi casca l’occhio sul mitico manifesto di Sorrisi e Canzoni TV. Mia sorella ed io, quando eravamo piccole, ci divertivamo a distinguere gli artisti che nella foto c’erano per davvero, dai trasferelli appiccicati in un secondo tempo.
Altra mega delusione, non si son fatti la foto assieme, son tutti ritagliati e incollati.
A questo punto non posso resistere: è proprio vero che non ci sono più i Festival di una volta!

PS ci tenevo a farvi notare non ho utilizzato la parola kermesse!

perché Sanremo è Sanremo
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Testi e fotografie: paola (bel blu dipinto di blu) faravelli

 

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